L’ANSIA COME RISORSA
L’ansia nella terapia della Gestalt è concepita come eccitazione che non ha il sostengo dell’ossigeno: è un fenomeno psichico ed emotivo che segnala l’emergere di una diffcoltà in una specifica circostanza. Si tratta di un importante elemento di lavoro dal momento che l’ansia è il momento in cui l’eccitazione si trasforma e si blocca, rallenta, subisce un arresto nel suo processo di raggiungimento della soddisfazione del bisogno. È in questo momento che ci soffermiamo nell’esplorazione, non tanto per eliminare l’ansia, ma per conoscere cosa la genera.
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L’ansia è un blocco della respirazione che si verifica di fronte all’attesa di uno o più eventi futuri che temiamo possano essere dolorosi e non dominabili. L’apnea è un modo per aumentare la nostra concentrazione su un evento e la nostra capacità di dominarlo, diminuendo le sensazioni che possono distrarci. Solo che se l’evento è atteso nel futuro, è cioè una probabilità e non un’attualità, la sospensione del respiro troppo prolungata nel tempo diventa una minaccia alla nostra sopravvivenza: questo è ciò che chiamiamo ansia. In altre parole l’ansia è un segnale di allarme che ci dice che stiamo perdendo il controllo sul mondo che ci circonda, da cui consegue il tentativo di darci sostegno dominando le nostre sensazioni ed emozioni, la nostra corporeità, pensando così di riuscire poi a dominare il mondo esterno. Cosa intendiamo noi terapeuti dicendo che sosteniamo la persona a reggere livelli di ansia sempre crescenti ? Chiediamo alla persona di utilizzare questo segnale di allarme in modo diverso, rinunciando al tentativo di dominare la paura dell’ignoto, cioè di tutto ciò che non è ancora qui e ora, a favore della capacità di respirare e sentire di più invece che di meno; chiediamo di dare valore all’ansia invece di volerla scacciare, annullare, combattere, fuggire con varie strategie (dalle interruzioni di contatto, agli attacchi di panico, alla depressione, fino ad arrivare a possibili agiti). Queste non sono richieste tecniche, ma esistenziali, perché noi praticanti siamo lì con la persona vivendo la stessa esperienza. Noi esseri umani dobbiamo sviluppare la capacità di rendere assimilabili le novità che incontriamo e/o, se non ci riusciamo, di rifiutarle e, se le novità non assimilabili sono dilaganti in quell’ambiente, possiamo scegliere di cambiare ambiente, di andarcene. Mariano Pizzimenti

Il termine “ansia” genera in chiunque una reazione di rifiuto o paura. Specialmente in ambito lavorativo, per dirigenti manager e responsabili, la gestione dell’ansia rappresenta spesso un “problema” da affrontare con sedute di training autogeno, se non con l’uso dei farmaci. Ma cos’è l’ansia e perché ci spaventa così tanto? Come evento psicologico l’ansia è uno stato d’animo che sorge in noi quando perdiamo il contatto con la situazione presente e ci proiettiamo in un situazione futura che viviamo come minacciosa e che sperimentiamo come se fosse presente in questo momento. Il fatto che la situazione non sia presente fa sì che non si possa fare niente di efficace e questo alimenta in noi il senso di inadeguatezza e di tragedia incombente. Ognuno di noi ha sperimentato l’ansia prima di un esame, prima di un incontro di lavoro importante, prima di parlare in pubblico, o comunque prima di qualsiasi evento carico di aspettative. L’accento sul prima ci rivela come l’ansia non sia mai presente nel momento del coinvolgimento nell’azione per noi importante, ma in un tempo che precede questo coinvolgimento : un tempo in cui dobbiamo trattenere e contenere l’eccitazione pronta per l’azione. Sotto il profilo fisico, l’ansia presenta le caratteristiche di un’eccitazione trattenuta: · respiriamo poco e solo nella parte alta dei polmoni · la gola è chiusa · il diaframma è contratto · spesso spalle e stomaco sono contratti · siamo agitati senza la capacità di concentrarci su qualcosa E’ evidente che stiamo parlando di sintomi spiacevoli e questi da soli potrebbero spiegare la scarsa popolarità di cui gode l’ansia …. ma non è così. Ciò che rende l’ansia così “ansiogena” è il senso di inadeguatezza ad affrontare una tragedia imminente. Ma ciò è una conseguenza di una nostra errata interpretazione dell’emozione e dello stato di agitazione. Così, invece che accoglierli come segnali della nostra volontà di coinvolgimento e dell’eccitazione che abbiamo a disposizione per l’azione, li interpretiamo come segnali di inadeguatezza e facciamo di tutto per scacciarli e controllarli ottenendo così l’effetto di aumentarne l’intensità. C’è da aggiungere il senso di vergogna che spesso proviamo nel mostrarci agitati ed eccitati davanti agli altri, altro fattore che spinge ad aumentare il controllo e a vivere negativamente l’ansia. L’ansia dovrebbe naturalmente dissolversi nel momento in cui noi ci coinvolgiamo nell’azione attesa trasformandosi in eccitazione, ma se il controllo è stato molto rigido e le contrazioni muscolari e respiratorie molto accentuate, allora non si trasforma in eccitazione ma in panico , con il conseguente risultato della paralisi, che è la naturale risposta di un organismo di fronte ad un aminaccia molto grossa che ritiene di non essere in grado di affrontare in alcun modo, neanche con la fuga. Perché l’ansia può essere uno strumento importante. L’ansia ci segnale in realtà che siamo pronti per l’azione, ma che dobbiamo contenere la nostra eccitazione perché non è ancora il momento di lasciarla andare. E’ una forma di riscaldamento del motore che, se svolto nel modo più appropriato, renderà la vostra azione ancora più efficace. Lo sanno bene i grandi attori che salutano l’ansia da palcoscenico come un segnale che sentono l’avvenimento e sono pronti ad una grande performance. E al contrario si preoccupano molto se prima di entrare in scena si sentono calmi e distaccati: sanno bene che questo stato d’animo potrà produrre prestazioni vuote e prive di coinvolgimento. Il punto, dunque, non è cercare di eliminare l’ansia, ma viverla, contenerla ed utilizzarla in modo efficace . Come fare? · Ridefinire l’ansia. E’ necessario modificare il nostro atteggiamento mentale. Accogliere l’ansia come un segnale positivo del nostro preparaci all’azione. · Evitare di fantasticare sull’evento futuro. Meglio parlarne con qualcuno · Agire sui sintomi fisici. Espirare il più completamente possibile. Fisicamente l’ansia è la conseguenza del senso di soffocamento derivante da mancanza di ossigeno Respirare più profondamente e nella pancia. In questo modo allentiamo la tensione diaframmatica che rende più difficile l’espirazione Usare la voce. Magari per cantare o parlare con qualcuno, così da allentare la tensione alla gola Accettare la nostra agitazione. Non vergogniamoci di essere agitati. Vuol dire che siamo umani e ci teniamo a ciò che stiamo per fare. Se possibile, fare esercizio fisico. Non per scaricare la nostra agitazione, ma per fare circolare l’energia nel nostro organismo e darci un piacevole senso di essere pronti per l’azione · Fare esercizi di concentrazione spontanea. Così da portare l’attenzione sul qui e ora. · Avere fede nel processo . Questo è sempre un elemento fondamentale: stanno avvenendo le cose che devono avvenire, e quando sarà il momento faremo tutto ciò che sarà necessario fare
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